Comprare casa a Torino: prezzi, quartieri e rendimenti nel 2026
Prezzi al m², quartieri, affitti e tasse della città che cresce più in fretta nel Nord, con i dati di CASAFARI Area Insights
Nel terzo trimestre del 2026 il prezzo medio richiesto per un appartamento in vendita a Torino è di 2.225,8 €/m², in crescita del 7,6% su base annua e del 19,5% rispetto al primo trimestre del 2023 secondo la serie storica dei prezzi di Torino in Area Insights (annunci indicizzati, outlier esclusi). I dati ufficiali sulle compravendite confermano l'accelerazione: l'ISTAT, prezzi delle abitazioni, secondo trimestre 2026 segna per Torino un +8,5% tendenziale, il rialzo più forte tra le grandi città italiane. Nonostante la corsa, il capoluogo piemontese resta il più accessibile tra le grandi metropoli del Nord, con rendimenti lordi indicativi da locazione intorno al 7,7% calcolati sui valori richiesti.
Quanto costa un appartamento a Torino nel 2026?
Chi cerca casa a Milano con un budget di 300.000 euro si ritrova spesso a valutare bilocali da ristrutturare oltre la circonvallazione esterna. A un'ora di Frecciarossa, scendendo a Porta Nuova o Porta Susa, la prospettiva cambia radicalmente: con la stessa cifra si ragiona su un trilocale ampio in un palazzo d'epoca della Crocetta o su un quadrilocale luminoso ai piani alti nella zona del Lingotto.
Nel terzo trimestre del 2026 (trimestre iniziato il 1° luglio 2026, interrogazione del 23 ottobre 2026), CASAFARI Area Insights (location id 552356) registra per gli appartamenti nel Comune di Torino un prezzo medio richiesto di 2.225,8 €/m². Il dato segna un aumento dell'1,5% rispetto ai 2.192,5 €/m² del secondo trimestre 2026 e del 7,6% rispetto ai 2.069,4 €/m² del terzo trimestre 2025.
È importante distinguere la natura di queste cifre: i valori di Area Insights misurano i prezzi richiesti negli annunci immobiliari pubblicati e indicizzati sulla piattaforma, ripuliti dai valori anomali (outlier). Non rappresentano i prezzi effettivi di rogito, per i quali il riferimento ufficiale restano le quotazioni dell'Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) dell'Agenzia delle Entrate e l'indice ISTAT.
Per tradurre il dato al metro quadro in un ordine di grandezza concreto, un appartamento trilocale standard di 90 m² a Torino comporta oggi una richiesta media vicina ai 200.000 euro. Dietro questa media comunale si apre tuttavia una forbice molto ampia tra i quartieri centrali di pregio, come il Centro e la Crocetta, e le periferie storiche dell'area nord, come Barriera di Milano o Aurora.
Come sono cambiati i prezzi delle case a Torino dal 2023?
Per quasi vent'anni, dopo la lunga transizione post-industriale, il mercato residenziale torinese è rimasto sostanzialmente fermo, lontano dalle dinamiche rialziste di Milano o Bologna. Negli ultimi tre anni questo divario ha innescato un movimento di recupero netto e continuo.
La serie storica di CASAFARI Area Insights, completa per quindici trimestri consecutivi senza interruzioni, mostra che il prezzo medio richiesto degli appartamenti è passato da 1.862,7 €/m² nel primo trimestre del 2023 a 2.225,8 €/m² nel terzo trimestre del 2026, con una progressione complessiva del 19,5%.
L'aspetto più rilevante per chi opera oggi sul mercato è il cambio di passo registrato nell'ultimo anno. Tra il terzo trimestre del 2024 (2.027,9 €/m²) e il terzo trimestre del 2025 (2.069,4 €/m²) i prezzi richiesti erano cresciuti del 2,0%. Nei dodici mesi successivi, fino al terzo trimestre del 2026, il ritmo di crescita annuale è quasi quadruplicato, toccando il +7,6%. Questa accelerazione nelle richieste dei venditori trova un riscontro puntuale nei rogiti notarili monitorati dall'ISTAT, dove Torino è balzata dal +3,8% annuo del primo trimestre 2026 al +8,5% del secondo trimestre 2026.
Sul fronte delle quantità scambiate, le statistiche ufficiali dell'Agenzia delle Entrate OMI, statistiche trimestrali residenziale, II trimestre 2025 avevano rilevato nel Comune di Torino 4.325 transazioni normalizzate (NTN), in aumento dell'11,3% su base annua, dopo il +1,6% registrato sull'intero 2024 dal Rapporto Immobiliare 2025.
Torino cresce più di Milano e Roma: cosa dice l'ISTAT
Il dato che ha sorpreso molti osservatori nell'autunno del 2026 arriva dalle rilevazioni ufficiali sui rogiti. Secondo il comunicato ISTAT, prezzi delle abitazioni, secondo trimestre 2026 (dati provvisori pubblicati il 17 settembre 2026), l'indice IPAB per la città di Torino ha segnato una crescita tendenziale dell'8,5% rispetto allo stesso trimestre del 2025.
Nello stesso periodo, le altre due grandi metropoli monitorate singolarmente dall'istituto di statistica hanno mostrato ritmi inferiori: Roma è cresciuta del 6,4% su base annua, mentre Milano si è fermata al +2,4%, sotto la media nazionale del +4,0% (+1,7% congiunturale sul trimestre precedente). Per inquadrare questi numeri nel contesto più ampio del Paese è possibile consultare l'analisi dedicata all'andamento del mercato immobiliare in Italia.
| Area geografica | Variazione annua IPAB ISTAT (T2 2026) | Variazione prezzi richiesti CASAFARI (T3 2026) |
|---|---|---|
| Torino | +8,5% | +7,6% (2.225,8 €/m²) |
| Roma | +6,4% | n.d. |
| Milano | +2,4% | n.d. |
| Italia (media nazionale) | +4,0% | n.d. |
L'allineamento tra due fonti indipendenti — il +7,6% sui prezzi richiesti rilevato da CASAFARI nel terzo trimestre 2026 e il +8,5% sui prezzi di compravendita certificato dall'ISTAT nel secondo trimestre 2026 — conferma che il rialzo torinese non è un'illusione statistica legata alle sole aspettative dei proprietari, ma un movimento reale di mercato.
La spiegazione è economica e geografica insieme. Torino parte da una base di prezzo al metro quadro drasticamente inferiore rispetto al capoluogo lombardo: famiglie, lavoratori da remoto e piccoli investitori esclusi dai listini milanesi guardano ormai stabilmente al di là del Ticino. Chi desidera confrontare nel dettaglio i valori delle altre piazze del Nord può leggere la guida al mercato immobiliare di Milano e la guida a Bologna, l'altra città universitaria del Nord, oppure esplorare l'indice con tutte le guide ai quartieri delle città italiane.
Quali quartieri di Torino conviene guardare?
Con 855.654 residenti nel Comune e 2.204.779 nell'intera Città metropolitana al 1° gennaio 2026 (ISTAT, popolazione residente al 1° gennaio 2026), Torino presenta un mercato urbano articolato, dove la media cittadina di 2.225,8 €/m² sintetizza realtà molto distanti tra loro.
- Centro e Crocetta: rappresentano la fascia alta storica del capoluogo. Qui si concentra la domanda di famiglie consolidate e liberi professionisti alla ricerca di appartamenti di ampia metratura in stabili signorili tra fine Ottocento e primo Novecento, con una tenuta dei valori storicamente solida.
- San Salvario, Vanchiglia e il corridoio del Politecnico: lungo l'asse di corso Duca degli Abruzzi, nelle vie di San Salvario adiacenti a Porta Nuova e a Vanchiglia, a ridosso di Palazzo Nuovo, il mercato è guidato dalla domanda studentesca e accademica del Politecnico e dell'Università degli Studi di Torino. Monolocali e bilocali sono strutturalmente scarsi rispetto alle richieste, rendendo queste microzone le più dinamiche per la locazione.
- Lingotto, Nizza Millefonti, Mirafiori Nord e San Paolo: sono i quadranti dove la rigenerazione urbana ha prodotto gli effetti più visibili. Il recupero delle ex Officine Grandi Riparazioni (OGR), la Spina Centrale, il polo del Lingotto e il prolungamento della linea 1 della metropolitana fino a piazza Bengasi hanno riqualificato ex aree operaie e semiperiferiche. Partendo da una base di prezzo più contenuta, queste zone registrano oggi l'interesse più vivo sia per la prima casa sia per l'investimento.
- Barriera di Milano, Aurora e Borgo Vittoria: i quartieri del quadrante nord offrono tuttora prezzi d'ingresso tra i più bassi dell'intero panorama delle grandi città italiane. In queste zone le comunità straniere storicamente presenti in città — che nel complesso rappresentano il 16,3% dei residenti torinesi, ovvero 139.250 persone al 1° gennaio 2026 secondo l'ISTAT — stanno passando con frequenza crescente dal ruolo di inquilini a quello di acquirenti di prima casa.
Poiché Torino si muove a due velocità, basare una compravendita sulla sola media comunale espone a errori di valutazione; attraverso Area Insights i professionisti e gli investitori possono filtrare i dati per singola microzona e verificare l'andamento specifico del quartiere d'interesse.
Quanto rende un appartamento in affitto a Torino?
La combinazione tra prezzi di acquisto ancora contenuti e una domanda di locazione sostenuta da decine di migliaia di studenti fuori sede, ricercatori e giovani lavoratori rende Torino una delle piazze più osservate d'Italia per il rendimento da locazione (buy-to-let).
Secondo i dati di CASAFARI Area Insights (location id 552356), nel secondo trimestre del 2026 il canone medio richiesto per un appartamento a Torino si è attestato a 14,1 €/m² al mese, in aumento del 5,2% rispetto ai 13,4 €/m² del secondo trimestre 2025 e in crescita rispetto ai 12,2 €/m² rilevati nel primo trimestre del 2024.
Rapportando il canone annuo richiesto del secondo trimestre 2026 (14,1 €/m² × 12 mesi) al prezzo medio di vendita richiesto nello stesso trimestre (2.192,5 €/m²), si ottiene un rendimento lordo indicativo del 7,7%. Utilizzando la media dei canoni degli ultimi quattro trimestri (14,95 €/m²) sul prezzo del terzo trimestre 2026, il calcolo indicativo tocca l'8,1%.
Questi numeri richiedono due avvertenze metodologiche fondamentali:
- Natura indicativa e rumorosità della serie: a differenza della serie delle vendite, la serie storica degli affitti presenta una copertura più sottile in alcuni periodi (con valori ripetuti di 12,2 €/m² nei primi due trimestri del 2024 e di 13,4 €/m² nei primi due del 2025) e mostra due picchi anomali a 15,7 €/m² nel quarto trimestre 2025 e nel terzo trimestre 2026. Per questa ragione è corretto assumere come riferimento il 7,7% del secondo trimestre 2026 e considerare tutti i valori sui canoni come indicativi.
- Rendimento lordo su valori richiesti: il 7,7% è calcolato su prezzi e canoni pubblicizzati, prima della negoziazione, e al lordo di imposte (IMU sulla seconda casa, IRPEF o cedolare secca), spese condominiali straordinarie, manutenzione e periodi di sfitto.
Sul piano contrattuale, accanto ai canoni liberi (4+4), una quota rilevante di piccoli proprietari torinesi e di genitori che acquistano per i figli universitari ricorre ai contratti a canone concordato (3+2) o transitori per studenti, regolati dagli accordi territoriali comunali.
Affitti brevi a Torino: CIN, cedolare secca e imposta di soggiorno nel 2026
Grandi eventi internazionali come le Nitto ATP Finals di tennis, Artissima, il Salone del Gusto e il richiamo stabile del Museo Egizio e della Reggia di Venaria hanno alimentato negli scorsi anni il segmento degli affitti brevi (locazioni di durata inferiore a 30 giorni). Nel 2026, tuttavia, il quadro normativo e fiscale è diventato molto più stringente, riducendo i margini netti rispetto ai modelli di calcolo del 2023.
Chi mette a reddito un appartamento a Torino con locazioni brevi o turistiche deve oggi rispettare tre ordini di regole verificabili:
- Obbligo di CIN (Codice Identificativo Nazionale): dal 1° gennaio 2025, in forza dell'articolo 13-ter del D.L. 145/2023 (convertito dalla L. 191/2023), ogni unità immobiliare destinata a locazione breve o turistica deve possedere il CIN rilasciato tramite la Banca Dati delle Strutture Ricettive (BDSR) del Ministero del Turismo. Il codice va esposto obbligatoriamente in ogni annuncio online e all'esterno dello stabile; le sanzioni per chi affitta senza CIN arrivano a 8.000 euro. Resta fermo l'obbligo di comunicare le generalità degli ospiti alla Questura entro 24 ore tramite il portale Alloggiati Web.
- Cedolare secca al 21% o 26% e presunzione d'impresa: secondo le regole 2026 su CIN e cedolare secca per gli affitti brevi, confermate dalla Legge di Bilancio 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199), l'aliquota agevolata della cedolare secca al 21% si applica a una sola unità immobiliare a scelta del contribuente. Sulla seconda unità locata a breve termine l'imposta sostitutiva sale al 26%. A partire dalla terza unità destinata agli affitti brevi nello stesso anno d'imposta, scatta per legge la presunzione di attività imprenditoriale, con obbligo di apertura della partita IVA.
- Imposta di soggiorno del Comune di Torino: in base al Regolamento comunale n. 349, come dettagliato nella pagina ufficiale Città di Torino, imposta di soggiorno per gestori, dal 1° aprile 2026 la tariffa per le locazioni brevi e turistiche è salita a 3,80 euro per persona a notte (rispetto ai precedenti 2,30 euro), applicabile fino a un massimo di 7 pernottamenti consecutivi per anno solare.
Alla luce di questi costi e adempimenti, molti investitori privati stanno ricalibrando i propri piani finanziari, tornando a preferire la stabilità della locazione residenziale pluriennale o studentesca.
Quali imposte si pagano per comprare casa a Torino?
Il mercato torinese è formato in larga maggioranza da chi compra l'abitazione principale. Secondo i dati OMI dell'Agenzia delle Entrate relativi al secondo trimestre 2025, nel Comune di Torino il 74,3% degli acquisti residenziali è avvenuto usufruendo delle agevolazioni fiscali per la prima casa, mentre il 46,8% delle persone fisiche ha finanziato l'operazione con un mutuo ipotecario. Le nuove costruzioni hanno rappresentato appena il 3,0% delle compravendite.
Il regime fiscale nazionale applicato al momento del rogito notarile distingue tra acquisto da privato e acquisto da impresa costruttrice:
| Tipologia di acquisto | Imposta di registro o IVA | Imposta ipotecaria | Imposta catastale |
|---|---|---|---|
| Prima casa da privato (97% del mercato torinese è usato) | Registro: 2% sul valore catastale (minimo 1.000 €) | 50 € fissi | 50 € fissi |
| Seconda casa da privato (o senza requisiti prima casa) | Registro: 9% sul valore catastale (minimo 1.000 €) | 50 € fissi | 50 € fissi |
| Prima casa da costruttore (soggetta a IVA) | IVA: 4% sul prezzo dichiarato in atto | 200 € fissi | 200 € fissi |
| Seconda casa da costruttore (soggetta a IVA) | IVA: 10% sul prezzo dichiarato in atto (22% se di lusso) | 200 € fissi | 200 € fissi |
Nella compravendita tra privati di un immobile abitativo, grazie al meccanismo del "prezzo-valore", la base imponibile per l'imposta di registro non è il prezzo commerciale pagato, ma il valore catastale (ottenuto moltiplicando la rendita catastale rivalutata per il coefficiente di legge, pari a 115,5 per la prima casa e 126 per le altre abitazioni).
A titolo di puro esempio numerico: su un appartamento usato pagato 200.000 euro che abbia un valore catastale di 90.000 euro, l'imposta di registro come prima casa sarà di 1.800 euro (il 2% di 90.000 euro), oltre a 100 euro complessivi di imposte ipotecaria e catastale. Se lo stesso immobile viene acquistato come investimento da locare (seconda casa), l'imposta di registro al 9% su un valore catastale di 98.000 euro ammonterà a 8.820 euro, più 100 euro di imposte fisse. A queste cifre vanno sempre aggiunti l'onorario del notaio (comprensivo dell'eventuale atto di mutuo) e la provvigione dell'agenzia immobiliare.
Chi compra a Torino e quali rischi vanno messi in conto?
Il profilo dell'acquirente a Torino è prevalentemente domestico: famiglie torinesi che effettuano una permuta migliorativa, giovani coppie della cintura metropolitana che rientrano nel capoluogo grazie a prezzi ancora accessibili, genitori piemontesi che comprano vicino agli atenei e investitori privati torinesi e milanesi. La componente di acquirenti internazionali (in prevalenza francesi, svizzeri e professionisti legati ai poli di ricerca) resta minoritaria rispetto a Milano o ai laghi del Nord, così come è marginale la quota di seconde case per vacanza, che in Piemonte si concentra nelle valli alpine e nelle Langhe.
Chi valuta un acquisto o un investimento nel 2026 deve tuttavia soppesare con attenzione quattro fattori di rischio strutturali:
- Distanza tra prezzi richiesti e rogiti: in una fase di rialzo rapido (+7,6% annuo nelle richieste), le aspettative dei proprietari tendono ad anticipare il mercato; verificare lo sconto medio in trattativa rispetto ai valori OMI è indispensabile per non acquistare sui massimi di zona.
- Rallentamento dei volumi nazionali: dopo due anni di espansione, nel secondo trimestre del 2026 le compravendite residenziali in Italia hanno segnato una crescita quasi piatta (+0,1% su base annua secondo i dati OMI citati dall'ISTAT, dopo il +4,4% del primo trimestre 2026). Una crescita dei prezzi non accompagnata dall'aumento delle transazioni richiede maggiore selettività.
- Freno demografico a lungo termine: al 1° gennaio 2026 l'ISTAT rileva che la tenuta della popolazione torinese (+0,3% sul 2025) si regge interamente sul saldo migratorio positivo (+7.466 unità nel 2025), che compensa un saldo naturale fortemente negativo (−5.008 unità). Inoltre, il 26,1% dei residenti ha 65 anni o più.
- Qualità energetica del patrimonio edilizio: gran parte dei condomini torinesi costruiti negli anni dell'espansione demografica tra il 1950 e il 1970 si colloca nelle classi energetiche F e G. L'adeguamento agli standard europei sull'efficienza energetica degli edifici comporterà nei prossimi anni costi di ristrutturazione significativi, destinati ad allargare la forbice di prezzo tra immobili riqualificati e appartamenti da ristrutturare.
Come verificare un prezzo a Torino con i dati CASAFARI
In un mercato che cresce all'8,5% annuo ma con forti asimmetrie tra un isolato e l'altro, affidarsi al passaparola o a medie comunali generiche non basta. CASAFARI mette a disposizione di agenti immobiliari, consulenti, investitori e compratori gli strumenti per leggere il mercato torinese con precisione granulare.
Per chi desidera un primo riscontro immediato su una singola proprietà è disponibile una prima valutazione online dell'immobile. I professionisti che devono motivare un incarico di vendita o redigere una perizia estimativa possono utilizzare Comparables e studio di mercato per confrontare un immobile con gli annunci simili attualmente o storicamente sul mercato nella stessa microzona, depurati dai duplicati.
Chi lavora con assistenti basati sull'intelligenza artificiale può inoltre collegare Casafari MCP per interrogare i dati di Torino da un agente IA. Per i team tecnici e gli sviluppatori che vogliono integrare le serie storiche nei propri modelli di analisi, l'intera base dati (inclusa la serie di Torino con location id 552356) è accessibile tramite API consultando la documentazione di Area Insights per sviluppatori (in inglese) e la documentazione di Comparables e valutazione (in inglese). È possibile creare un account e provare i dati su platform.casafari.com in modalità self-service.
Domande frequenti
Quanto costa al metro quadro un appartamento a Torino nel 2026?
Nel terzo trimestre del 2026 il prezzo medio richiesto per un appartamento a Torino è di 2.225,8 €/m², in aumento del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2025 secondo i dati di CASAFARI Area Insights (annunci indicizzati, outlier esclusi). Si tratta di prezzi richiesti dai venditori negli annunci e non di valori effettivi di rogito, per i quali fanno fede le quotazioni OMI dell'Agenzia delle Entrate. Dietro la media cittadina la forbice resta molto ampia tra i quartieri centrali come Centro e Crocetta e le zone periferiche del quadrante nord.
Conviene comprare casa a Torino adesso?
La convenienza dipende dall'orizzonte temporale e dalla finalità dell'acquisto: secondo l'ISTAT nel secondo trimestre 2026 i prezzi delle abitazioni a Torino sono cresciuti dell'8,5% annuo, il ritmo più alto tra le grandi città italiane, partendo però da livelli al metro quadro ancora molto inferiori rispetto a Milano. Anche i rendimenti lordi indicativi da locazione, intorno al 7,7% nel secondo trimestre 2026, restano tra i più elevati del Nord Italia. Chi acquista deve tuttavia mettere in conto la stabilizzazione dei volumi di compravendita, la distanza tra prezzi richiesti e prezzi di chiusura e i costi di riqualificazione energetica dei condomini degli anni '50-'70.
Quali sono i quartieri di Torino dove i prezzi crescono di più?
La dinamica più vivace, partendo da una base di prezzo più contenuta, interessa i quartieri coinvolti dai progetti di rigenerazione urbana e dal prolungamento della linea 1 della metropolitana, come Lingotto, Nizza Millefonti, Mirafiori Nord e San Paolo. San Salvario, Vanchiglia e l'asse di corso Duca degli Abruzzi vicino al Politecnico sono trainati dalla forte domanda di locazione universitaria, mentre Centro e Crocetta presidiano stabilmente la fascia alta del mercato. Attraverso CASAFARI Area Insights è possibile interrogare le serie storiche per singola zona ed evitare di basarsi sulla sola media comunale.
Quanto rende un appartamento affittato a Torino?
Nel secondo trimestre del 2026 il rendimento lordo indicativo per un appartamento a Torino si attesta al 7,7%, calcolato rapportando il canone medio richiesto di 14,1 €/m² al mese al prezzo medio di vendita richiesto di 2.192,5 €/m² (CASAFARI Area Insights). Il dato è indicativo perché calcolato sui valori richiesti negli annunci, al lordo di imposte, manutenzione, spese condominiali e sfitto, e perché la serie storica degli affitti presenta alcuni trimestri con copertura ridotta o picchi anomali. Per ottimizzare la fiscalità nelle locazioni lunghe o per studenti, molti proprietari ricorrono ai contratti a canone concordato.
Cosa serve per fare affitti brevi a Torino nel 2026?
Dal 1° gennaio 2025 è obbligatorio ottenere ed esporre in ogni annuncio il Codice Identificativo Nazionale (CIN), pena sanzioni fino a 8.000 euro, oltre a comunicare gli ospiti alla Questura tramite il portale Alloggiati Web. Sul piano comunale, dal 1° aprile 2026 l'imposta di soggiorno per le locazioni brevi e turistiche a Torino è pari a 3,80 euro a persona per notte, fino a un massimo di 7 notti consecutive per anno solare (Regolamento n. 349). Sul piano fiscale, la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) fissa la cedolare secca al 21% su una sola unità e al 26% sulla seconda, mentre dalla terza unità locata a breve scatta la presunzione di attività d'impresa con obbligo di partita IVA.
Quali imposte si pagano comprando una prima casa a Torino?
Acquistando una prima casa da un venditore privato si paga l'imposta di registro pari al 2% del valore catastale dell'immobile (con un minimo di 1.000 euro), più 50 euro di imposta ipotecaria e 50 euro di imposta catastale fisse. Se l'acquisto avviene invece da un'impresa costruttrice in regime di imponibilità IVA, si applica l'IVA al 4% sul prezzo dichiarato oltre alle imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa di 200 euro ciascuna. Senza i requisiti di prima casa, l'imposta di registro negli acquisti da privato sale al 9% del valore catastale; a queste imposte indicate dall'Agenzia delle Entrate vanno aggiunti l'onorario notarile e l'eventuale provvigione d'agenzia.